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Come usare lo storytelling fotografico per raccontare la natura umana

La mia visione dello storytelling fotografico è di usare la fotografia per raccontare la natura umana, in contesti dove si dà per scontat...

giovedì 9 marzo 2017

Per avere una visione completa della situazione è necessario distinguere cinque aspetti di unità all'interno dei gruppi

Considerando il possibile esito delle gravi perturbazioni che seguono i contatti tra comunità profondamente differenti, si vede che i cambiamenti devono, in linea teorica, sfociare nell'una o nell'altra delle configurazioni seguenti:

  • la fusione completa dei due gruppi inizialmente diversi; 
  • l'eliminazione di uno o di ambedue i gruppi; 
  • la persistenza di ambedue i gruppi in equilibrio dinamico all'interno di una più vasta comunità. 

Fusione completa. Poiché questo è uno degli esiti possibili del processo, è necessario sapere quali fattori siano presenti in un gruppo quando tutti gli individui posseggano strutture di comportamento compatibili e omogenee. Condizioni abbastanza vicine a queste possono ritrovarsi in qualsiasi comunità che sia in uno stato di equilibrio approssimato, ma purtroppo le nostre comunità in Europa sono in uno stato talmente mutevole che queste condizioni quasi non si verificano. Inoltre, anche nelle comunità primitive le condizioni sono di solito complicate dalla differenziazione, sicché ci si deve accontentare di studiare quei gruppi omogenei che si possono rinvenire all'interno delle più vaste comunità differenziate.

Per avere una visione completa della situazione è necessario distinguere cinque aspetti di unità all'interno dei gruppi:

a) Un aspetto strutturale dell'unità. Il comportamento di un qualsiasi individuo in un qualsiasi contesto è, in un certo senso, compatibile, dal punto di vista conoscitivo, col comportamento di tutti gli altri individui in tutti gli altri contesti.

b) Aspetti affettivi dell'unità. Questo aspetto della cultura può essere descritto anche in termini di una uniformazione degli aspetti affettivi della personalità degli individui, i quali vengono modificati dalla loro cultura in modo tale che il comportamento dei singoli ne risulti compatibile dal punto di vista emotivo.

c) Unità economica. Qui vedremo l'intero complesso del comportamento come un meccanismo orientato alla produzione e distribuzione di oggetti materiali.

d) Unità cronologica e spaziale. Qui le strutture del comportamento ci appariranno ordinate schematicamente secondo il tempo e lo spazio. Vedremo che A offre un liquore aB « perché è sabato sera al bar Roma».

e) Unità sociologica: Qui il comportamento degli individui ci apparirà orientato verso l'integrazione e la disintegrazione dell'unità superiore, il Gruppo nella sua totalità. Vedremo l'offerta del liquore come un fattore di rafforzamento della solidarietà di gruppo.

Con queste nozioni sulle condizioni presenti nei gruppi omogenei, saremo in grado di esaminare i processi di fusione di due gruppi diversi in uno. Potremo persino indicare provvedimenti atti ad accelerare o ritardare tale fusione, e predire che un carattere che si conforma ai cinque aspetti dell'unità può essere aggiunto a una cultura senza provocare altri cambiamenti. Se non vi si conforma, allora si possono ricercare opportune modifiche o della cultura o del carattere.



Come usare lo storytelling fotografico per raccontare la natura umana

La mia visione dello storytelling fotografico è di usare la fotografia per raccontare la natura umana, in contesti dove si dà per scontato che l’uomo sia al centro della narrazione ma molto spesso, in realtà, non è così..

L’idea è narrare fotograficamente le emozioni delle persone che s’incontrano, tramite uno stile fotografico che unisce diversi aspetti: la tecnica bokeh, la sensibilità (quasi autistica) nei confronti delle espressioni umane, l’ossessività per la perfezione, la psicologia Gestalt delle figure sfondo, le tradizioni del buddhismo tibetano, la psicologia della mindfulness dell’ora e qui per una maggiore consapevolezza umana.
Un insieme di tecniche fotografiche e sensibilità personali che permettono di cogliere le sfumature nelle emozioni delle persone, per creare un nuovo modo di comunicare.
Rivedere le immagini, durante l’evento, o poco dopo la conclusione dell’evento stesso permette alle persone colte dall’obiettivo della macchina fotografica di rivivere le stesse emozioni provate durante la giornata.Narrare gli eventi focalizzando le dinamiche attentive sugli umani partecipanti, potenziando l’empowering percettivo emotivo positivo, non attraverso un doping simile al glutammato monosodico, ma spostando in modo naturale l’attenzione sulla realtà sfuggente dell’umanità.
La contaminazione e la condivisione di emozioni e idee suscitate da queste iniziative permettono anche la buona riuscite delle iniziative stesse.
La tecnica fotografica bokeh consente di cogliere le persone in primo piano oscurando ogni dettaglio di sfondo, generando in questo modo una visione passionale e innovativa dell’emozione. I dettagli inutili restano sfocati, sullo sfondo, conta solo l’uomo.
Lo scopo del progetto #HumansofTukulti è di umanizzare la comunicazione e rivendicare la centralità dell’uomo, sia egli politico o cittadino, attivo o spettatore. L’obiettivo è win win secondo la teoria dei giochi: facilitare e contaminare le relazioni umane con emozioni positive.
© 2017, Francesco Pierantoni (aka Tukulti)  (CC BY 4.0) originalmente pubblicato su https://medium.com/@humansoftukulti/humans-of-tukulti-a83251f1659a#.mq53p5rj5

domenica 26 febbraio 2017

La collera



La Preziosa Ghirlanda afferma:




Basic Program On-lineImpegnarsi nelle Azioni di un Bodhisattva con il commentario di Ghesce Ciampa Ghiatso. In breve, si insegna che:

A) la collera sorge in dipendenza di 3 oggetti: 

(i) il proprio "io", 
(ii) gli amici, e 
(iii) i nemici

e di 9 situazioni: 
  1. quella persona ecc. mi ha danneggiato
  2. mi sta danneggiando
  3. mi danneggerà; 
  4. quella persona ecc. ha danneggiato il mio amico, 
  5. sta danneggiando il mio amico,
  6. danneggerà il mio amico; 
  7. quella persona ha aiutato il mio nemico, 
  8. sta aiutando il mio nemico,
  9. aiuterà il mio nemico.
B) Il combustibile della collera/odio è l'infelicità mentale.

C) La causa dell'infelicità mentale è mantenere concettualizzazioni errate e/o negative. Vuol dire essere costantemente focalizzati sulle qualità negative degli oggetti, delle situazioni e/o persone. Non solo questo, ma accentuare fortemente col pensiero questi aspetti negativi, sino a prendere in considerazione il fatto che sia giusto che vengano danneggiate ecc.

D) Alla base di queste concettualizzazioni negative c'è il concetto di un "io" e un forte afferrarsi all'io.

La domanda successiva è: quali antidoti applicare, e in che modo?

Seguendo la dinamica appena spiegata, bisognerebbe:

1) Ridurre l'infelicità mentale.
2) Ridurre le concettualizzazioni errate e negative.
3) Realizzare l'assenza di un sé della persona.

Un altro aspetto di pratica da coltivare parallelamente a questo, è il consiglio presentato nel Bodhisattvacharyavata:
  • Con la pratica della pazienza ci incamminiamo sul sentiero che conduce a neutralizzare l'odio.
  • Con la pratica dell'amore e della compassione si impedisce ai semi dell'odio o della collera di germogliare.
Per cui, nei confronti dei manager, colleghi di pari livello, colleghi a noi subalterni, amici, nemici ecc. si dovrebbe cercare di coltivare amore e compassione e praticare la pazienza. In che modo? 

Con abilità di metodo e saggezza.
Tramite lo sviluppo della capacità di generare energia positiva si riesce a imparare a tollerare la sofferenza, livelli sempre più grandi e peggiori, e questa capacità di tolleranza diventerà poi una qualità che ci permetterà di praticare correttamente la pazienza!

4.43
E questo solo deve essere il mio ossessionante pensiero:
“Con un forte spirito di vendetta li affronterò in battaglia!”
E afflizioni come quest’ultima non vanno abbandonate,
perché distruggono le afflizioni mentali stesse
4.44 Sarebbe meglio che fossi arso,
decapitato e ucciso,
piuttosto che sottomettermi a tali nemici,
le onnipresenti afflizioni mentali.
5.12 Gli esseri ostili sono illimitati quanto lo spazio,non è possibile riuscire a soggiogarli tutti!Ma basta che io soggioghi i pensieri di odioe ciò equivarrà all’aver sottomesso tutti quei nemici.
Gli esseri senzienti con menti indisciplinate o negative riempiono la totalità dello spazio, perciò nonpossono essere tutti domati o annientati. Tuttavia, se solo distruggiamo la mente di rabbia, la mente disturbata, otterremo lo stesso risultato di aver distrutto completamente tutti i nostri nemici.
5.13 Dove potrei mai trovare cuoio a sufficienzaper ricoprire la superficie terrestre?Ma se solo ricopro di cuoio le suole delle mie scarpeciò equivarrà all’aver ricoperto tutta la terra.
Come potremmo ricoprire di cuoio tutta la superficie terrestre? Non è possibile, però se ricopriamo di cuoio le piante dei nostri piedi, otterremo lo stesso effetto, cioè potremo camminare senzaproblemi di spine e così via, dovunque vogliamo. In altri termini, se le suole delle nostre scarpe sono fatte di cuoio robusto, ovunque andremo, sarà come se l’intera terra fosse ricoperta di cuoio.

Da questo esempio dobbiamo comprendere che dobbiamo aver cura della nostra mente, sviluppandouna mente indisturbata, una mente paziente.

5.14 Parimenti non mi è possibile controllareil corso degli eventi esterni;ma se riuscissi a controllare questa mia mente,che bisogno ci sarebbe di controllare il resto?
Siccome non possiamo liberarci di tutti i fenomeni esterni, dovremmo impedire alla nostra mente di dirigersi verso di loro. Facendo così, non avremo bisogno di allontanare le cose esterne.
6.41 Se mi arrabbio con chi mi picchia, sebbene, in effetti, a farmi male è il suo bastone, allora poiché anch’egli è a sua volta mosso dall’odio, dovrei invece prendermela con quel suo odio.
7.68 Come un vecchio guerriero affronta in battaglia le spade del nemico, così io schiverò le armi delle afflizioni mentali e questi nemici abilmente immobilizzerò.
7.69 Se combattendo uno perdesse la spada, in preda alla paura immediatamente la raccoglierebbe. Così, se perdo l’arma della consapevolezza, con la paura degli inferni nella mente, subito la riprenderò.