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Come usare lo storytelling fotografico per raccontare la natura umana

La mia visione dello storytelling fotografico è di usare la fotografia per raccontare la natura umana, in contesti dove si dà per scontat...

sabato 22 ottobre 2016

Principi di economia mentale


  • Tendenza a strutturare i dati dell'esperienza secondo i rapporto di ripetizione, di regolarità, di uniformità, di simmetria ecc.
  • Tendenza a ridurre qualsiasi situazione ad uno schema interpretativo essenziale che abbia il massimo di significato con il minimo di indicazioni (stereotipi, luoghi comuni, attività costitutiva ecc.)
  • Tendenza a ricondurre a contrapposizioni dicotomiche, situazioni nelle quali l'analisi pi attenta o criteri classificatori potrebbero isolare gradualità, stadi di sviluppo, variazioni ecc. (esempio le coppie dei valori: giusto-ingiusto; bello-brutto; buono-cattivo; oppure libertà-schiavitù, odio-amore; mente-corpo ecc)
  • Tendenza a portare sul piano di un valore assoluto e preclusivo le esperienze contingenti, tendenza ad assiomatizzare, a sistematizzare, a classificare ecc
  • Tendenza a vincolare una situazione vista come fenomeno ad una ed una sola causa (Stereotipo della "monocausa")
Lo stereotipo della monocausa è quello che maggiormente condiziona i rapporti umani e sociali. Esso trova la più ampia conferma nel vissuto quotidiano quando si è indotti a spiegare i più comuni accadimenti o si è portati a dare un giudizio ricorrendo ad una sola causa.
Ma lo stereotipo della monocausa assume in particolare un ruolo certamente più vincolante e coercitivo quando condiziona credenze, sistemi teorici, ideologie. Esso in tal caso, trae sostegno da presupposti assiomatici, dogmi, ipostatizzazioni e trova spesso conforto nel rigore dei processi deduttivi che portano alla costruzione di un modello teorico o di un paradigma. Si raggiunge spesso in tale modo una perfezione formale che diventa preclusiva e sterile. 




P. Parini, I percorsi dello sguardo. Dallo stereotipo alla creatività Edizioni Artemisia, Jesi (Ancona), 1996, pagg. 17-18.

domenica 31 luglio 2016

La creatività è la capacità di sentirsi uno in molti

Philip Bromberg esponente di spicco della psicoanalisi relazionare, riportando nella propria riflessione la teoria del trauma e della dissociazione di Pierre Janet ha proposto un modello interpretativo e di intervento clinico singolare e innovativo. Il suo presupposto è che la dissociazione, in presenza di un ambiente affettivamente supportivo, non rappresenti un limite allo sviluppo psichico ma che abbia anzi una
"funzione sana e adattiva della mente umana. E' un processo di base che consente agli stati individuali del sé di funzionare in modo ottimale [...] In altri termini, la dissociazione è prima di tutto un mezzo attraverso cui un essere umano mantiene continuità personale, coerenza e integrità del senso del sé". (Clinica del trauma e della dissociazione
Si tratta di quello che Bromberg chiama la capacità del soggetto di sentirsi uno in molti. In poche parole, l'autore propone una configurazione fluida degli stati multipli del sé, i cui confini non rigidi permettono al soggetto di poter passare da uno stato mentale a un altro in base alle sollecitazioni interne ed esterne. In risposta a traumi evolutivi, questi confini si irrigidiscono provocando la formazione di stati del sé difensivamente isolati. Ciò che ne consegue è una distorsione nel senso di coerenza e di continuità del sé: l'identità personale viene così a collocarsi rigidamente in uno degli stati del sé.
Diversamente da Pierre Janet, e dalla contemporanea psicotraumatologia, per Bromberg l'integrazione non rappresenta il vero obiettivo della terapia. Egli sostiene infatti che la salute non è nella integrazione, ma nella capacità 
"di rimanere negli spazi tra realtà diverse senza perderne alcuna. Questo è quello che ritengo significhi accettazione del sé e quello che sia la creatività - la capacità di sentirsi uno in molti"

da Trauma, coscienza, personalità. Scritti clinici di Pierre Janet  Recenzione.

“Non mi conoscevo affatto, non avevo per me alcuna realtà mia propria, ero in uno stato come di illusione continua, quasi fluido, malleabile; mi conoscevano gli altri, ciascuno a suo modo, secondo la realtà che m'avevano data; cioé vedevano in me ciascuno un Moscarda che non ero io non essendo io propriamente nessuno per me: tanti Moscarda quanti essi erano.”  

da Uno, nessuno, e centomila di Luigi Pirandello


domenica 1 maggio 2016

Meccanismi di difesa

I meccanismi di difesa sono automatici e subconsci ed esistono per creare auto illusioni per proteggersi da sofferenze e frustrazioni:

  • acting out: affrontare conflitti emotivi e fonti di stress agendo senza riflettere o senza preoccuparsi delle possibili conseguenze negative.
  • aggressione passiva: espressione indiretta e non dichiarata di aggressività, ostilità o rancore verso altri. 
  • annullamento retroattivo: ricorso a comportamenti o pensieri ricolti, simbolicamente, a negare o cancellare pensieri, sentimenti o azioni precedenti.
  • anticipazione: modo di fronteggiare o mitigare conflitti emotivi o fonti di stress prendendo in considerazione soluzioni alternative realistiche, prevedendo le reazioni emotive a problemi futuri e sperimentando realmente l'angoscia futura.
  • dissociazione: alterazione temporanea delle funzioni normalmente integrate di coscienza, memoria e identità.
  • formazione reattiva: sostituzione di comportamenti, pensieri o sentimenti vissuti come inaccettabili con equivalenti diametralmente opposti al fine di evitare sentimenti di colpa insostenibili.
  • idealizzazione: ipervalutazione delle caratteristiche e qualità di una persona percepita come superiore o migliore di quanto in realtà sia.
  • identificazione adesiva: adattamento sensoriale alla realtà esterna come processo di identificazione causata dall'angoscia per l'assenza di attenzione. 
  • identificazione con aggressore: assunzione di un atteggiamento aggressivo verso gli altri da parte dell'individuo che ha subito un'esperienza relazionare traumatica, così come sperimentato quando sovrastato dall'antico aggressore; il meccanismo è utilizzato per evitare di soccombere ai sentimenti di umiliazione, annichilimento, impotenza. 
  • identificazione proiettiva: modo di affrontare conflitti o fattori stressanti attribuendo erroneamente a qualcun altro i propri sentimenti, impulsi, o pensieri inaccettabili.
  • intellettualizzazione: modo di fronteggiare conflitti emotivi e fonti di stress attraverso l'uso eccessivo del pensiero astratto o di generalizzazioni, così da controllare o minimizzare sentimenti disturbanti. 
  • ipocondriasi: affrontare conflitti o fonti di stress attraverso l'uso ripetuto di lamentele o richieste di aiuto che nascondono sentimenti di ostilità o rimprovero verso gli altri; ostilità che viene poi espressa rifiutando suggerimenti, consigli o l'aiuto offerto.
  • isolamento affettivo: comportamento teso ad affrontare conflitti emozionali o fattori stressanti separando le idee dai sentimenti originariamente associati. 
  • negazione: non riconoscere un aspetto della realtà esterna o interna che risulta invece evidente per altri.
  • onnipotenza: atteggiamento volto ad affrontare conflitti o eventi stressanti comportandosi come se si fosse superiore agli altri o si possedessero speciali poteri o capacità.
  • proiezione: meccanismo per mezzo del quale desideri, sentimenti e pensieri, che sono causa di stress o conflitto , vengono attribuiti ad altre persone.
  • razionalizzazione: condotta atta a fornire spiegazioni socialmente accettabili e apparentemente logiche, ma inesatte, per il proprio comportamento.
  • regressione: ritorno a un sistema (regressione topica), a un modo di espressione (regressione formale), a un tempo (regressione temporale) più antichi.
  • repressione: atteggiamento che implica un evitamento attivo e volontario di pensieri, desideri o sentimenti disturbanti.
  • rimozione: processo attivato quando il soddisfacimento di una pulsione rischia di produrre dispiacere rispetto alle esigenze  che permette di di respingere e/o mantenere nell'inconscio pensieri, immagini, ricordi legati alle pulsioni.
  • scissione: modo di affrontare conflitti emotivi o fonti di stress compartimentalizzando stati affettivi opposti senza riuscire a integrare le qualità positive e negative di sé e degli altri in un'immagine unitaria.  
  • spostamento: generalizzazione o dirottamento di un sentimento o di una risposta indirizzati a un oggetto verso un altro oggetto solitamente meno temuto o considerato meno minaccioso.
  • sublimazione: comportamento volto ad affrontare situazioni stressanti e/o conflittuali incanalando, più che inibendo, sentimenti o impulsi potenzialmente disadattivi in comportamenti socialmente accettabili. 
  • svalutazione: atteggiamento teso ad affrontare conflitti e fonti stressanti attribuendo caratteristiche esageratamente negative a sé stessi o agli altri.
  • trasformazione nel contrario: meccanismo in cui la meta delal pulsione si trasforma nel suo opposto.
  • umorismo: capacità di cogliere con ironia gli aspetti divertenti di situazioni conflittuali e/o stressanti.


Bibliografia: Dizionario internazionale di psicoterapia, Giorgio Nardone, Alessandro Salvini, Garzanti Libri, 2011 ISBN 8811740932, 9788811740933