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lunedì 7 maggio 2012

I dodici errori della comunicazione, di fronte a qualcuno che ci pone, ci sottopone un problema


  1. Ordinare: non vengono assolutamente presi in considerazione i sentimenti dell’alunno, che così non si sente capito.
  2. Avvertire: minacciare un certo atteggiamento induce una difesa o un contrattacco (neghiamo o contrattacchiamo dicendo: “E tu? Cosa hai fatto, invece?), oppure vi è sottomissione
  3. Esortare: fare la morale colpevolizza il ragazzo che si sente irresponsabile di una certa azione e non capisce perché venga moralmente criticato.
  4. Consigliare: suggerire soluzioni porta con sé il messaggio che non si ha fiducia nelle capacità del ragazzo di risolvere da solo il problema.
  5. Persuadere con argomentazioni logiche: il risultato è che si umilia il ragazzo che si sente inferiore e incapace.
  6. Giudicare, criticare: con la critica si danneggia l’immagine del giovane e si distrugge la sicurezza e la fiducia in sé. Ma l’autostima, l’autoefficacia sono molto importanti perché le persone sentano di poter “osare”.
  7. Complimentare, approvare: anche i complimenti non meritati possono ferire al pari delle critiche. Un complimento non sincero, che il ragazzo percepisce come falso, viene letto come un tentativo per sfuggire all’ascolto attivo (ma sì, vedrai che te la caverai!).
  8. Umiliare, ridicolizzare pubblicamente davanti ai compagni o anche in famiglia di fronte ai fratelli: il ragazzo comprende l’ironia del messaggio e si sente offeso.
  9. Interpretare: stai facendo questo perché…sei stanco, hai sonno, ecc. Se l’interpretazione è giusta il bambino si sentirà offeso, se invece è errata egli si sentirà incompreso
  10. Rassicurare, simpatizzare il bambino può pensare che si sminuisca il suo problema perché non lo capiamo: eh, quando cresci tutto passerà. Eh, non devi aver paura del buio, non c’è niente (ma lui ha paura!)
  11. Informarsi spesso, involontariamente: si sottopone il bambino ad interrogatorio ed il risultato che si ottiene è che questi si chiude in modo difensivo in se stesso. Se il bambino non vuole parlare di un suo problema, non bisogna insistere, altrimenti si chiude a riccio.
  12. Schivare, deviare, beffarsi: in questo modo si comunica al bambino che il suo problema non è importante, ci sono cose o persone che meritano maggiore interesse di lui. Il bambino sente che non avrebbe dovuto parlare del problema, perché non può essere capito.