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Come usare lo storytelling fotografico per raccontare la natura umana

La mia visione dello storytelling fotografico è di usare la fotografia per raccontare la natura umana, in contesti dove si dà per scontat...

mercoledì 16 novembre 2011

La Rabbia

RABBIA

Movimenti Facciali della rabbia (sarà utile uno specchio per verificare di stare eseguendo tutti i movimenti muscolari)
  • Fate converger le sopracciglia verso il basso, assicurandovi che le estremità interne puntino verso il naso.
  • Mentre mantenete le sopracciglia così abbassate, cercate di spalancare gli occhi, spingendo le palpebre superiori verso le sopracciglia:sguardo duro.
  • Accertato che siete capaci di eseguire questi movimenti di sopracciglia e palpebre, rilassate a parte superiore della faccia e concentratevi su quella inferiore.
  • Serrate le labbra senza arricciarle.
  • Accertato che siete capaci di eseguire i movimenti della parte inferiore del volto, uniteli a quelli della parte superiore (sopracciglia abbassate, convergenti, e palpebre superiori sollevate per produrre l’occhiataccia.

Le sensazioni della rabbia includono presione, tensione e calore: la frequenza cardiaca aumenta, così come la respirazione; la pressione sanguigna sale e il volto può diventare rosso. Se non si sta parlando, vi è la tendenza a serrare le mascelle, e a protendere il mento. Si ha anche ‘impulso ad avanzare verso il bersaglio della rabbia. Ora tentate nuovamente di provare rabbia (ricorrendo all’ esercizio di memoria o a quello dei movimenti facciali) notando se sentite o meno le sensazioni di calore, pressione, tensione e mascelle serrate.



Paul Ekman Te lo leggo in faccia riconoscere le emozioni anche quando sono nascoste: Emotions Revealed. Understanding Faces and Feelings 2003

LeDoux, J. E, The Emotional Brain: The Mysterious Underpinnings of Emotional Life:

“L’apprendimento condizionato della paura è particolarmente resiliente, e in effetti può costituire una forma di apprendimento indelebile...

La consapevolezza dell'impulso emotivo

Come aumentare la consapevolezza del comportamento emozionale fino alla consapevolezza dell’ impulso.

  • Praticare gli esercizi finalizzati ad aumentare la consapevolezza dei mutamenti fisici interni che avvengono all’insorgere di un’emozione, cosicché ci segnalino quando l’emozione ci sta cogliendo. 
  • Identificare quand’è più probabile che l’emozione ci colga, specialmente in modi di cui in seguito ci pentiremmo, tenendo un diario degli episodi emozionali di cui ci rincresce. Questo ci consentirà di anticipare gli inneschi sensibili prima di incappare in essi, e chiedendoci se stiamo replicando dei copioni derivanti da esperienze emozionali del passato, iniziare a raffreddare questi pulsanti. 
  • Imparare a notare le reazioni emozionali dei nostri interlocutori, cosicchè esse diventino per noi dei campanelli d’allarme che ci segnalano dall’ esterno l’acuirsi delle nostre emozioni. 
  • Meditazione minfulness (shamata, il fatto stesso di imparare a concentrare l’attenzione su un processo automatico che non richiede una supervisione cosciente genera la capacità di essere attenti ad altri processi automatici: respiriamo senza pensare, senza dirigere consciamente ciascuna inspirazione ed espirazione; la natura non ci richiede di dirottare l’attenzione sul respiro. Quando ci proviamo, troviamo molto difficile reggere per più di un minuto (se va bene) senza farci distrarre dai pensieri: imparare a concentrare l’attenzione ul respiro richiede un esercizio quotidiano, in cui si sviluppano nuovi percorsi neuronali che ci consentono di farlo. E qui sta il bello: questa capacità si trasferisce ad altri processi automatici, rafforzando la consapevolzza el comportamento emozionale e, per alcuni, la consapevolezza dell’impulso.

I sei fattori dell'emozione

La nostra capacità di ridurre la sensibilità, la dimensione e la forza di un pulsante, nonchè la lunghezza del periodo refrattario (durante il quae siamo in grado di accedere solo alle informazioni che fomentano l’emozione in corso) dipenda da sei fattori:

  • il primo è la vicinanza al tema evolutivo: più il fattore scatenante appreso è simile al tema innato, più sarà difficile ridurne la forza; 
  • da considerare quanto le manifestazioni odierne dell’evento scatenante somiglino alla situazione originaria in cui si è appreso inizialmente l’innesco; 
  • la precocità con cui la persona ha appreso l’innesco. Presumibilmente, prima lo si impara, più difficile sarà indebolirlo. 
  • la carica emozionale iniziale, più sono state forti le emozioni provate quando l’innesco è stato acquisito originalmente, più sarà difficile attenuarne l’impatto. 
  • la densità del’esperienza contribuisce alla forza e all’indelebilità del’innesco. Densità s’intende la frequenza degli episodi dalla forte carica emozionale che si ripetono in un breve lasso di tempo, con il risultato di sommergere la persona. 
  • lo stile emozionale, tutti noi differiamo per velocità e la forza delle reazioni emozionali, e per il tempo che ci occorre per riprenderci da un episodio emozionale.

Consapevolezza del comportamento emozionale

Un emozione è definita dalle seguenti caratteristiche: 

  • c’è una serie di sensazioni che esperiamo e di cui spesso siamo consapevoli; 
  • un episodio emozionale può essere breve e durare solo pochi secondi, ma altre volte molto di più; se dura per ore, si tratta di un umore e non di una emozione; 
  • riguarda qualcosa che per noi conta; 
  • viene esperita come se “ci succedese”, non come se la scegliessimo noi; 
  • il processo di valutazione con cui monitoriamo costantemente l’ambiente circostante per rilevare elementi importanti per noi, in genere è automatico: non ne sciamo coscienti, tranne quando ha una certa durata; 
  • c’è un periodo di refrattarietà che inizialmente filtra le informazioni e le conoscenze immagazzinate nella nostra memoria, permettendoci di avere accesso solo a quele che alimentano l’emozione che già proviamo. Esso può durare solo qualche secondo o per molto più tempo; 
  • prendiamo consapevolezza di essere in balia dell’ emozione dopo che essa è iniziata, quando la valutazione iniziale è completa. Una vlta consci di trovarci nella morsa dell’ emozione, possiamo valutare nuovamente la situazione; 
  • esistono temi emozionali universali che riflettono la nostra storia evolutiva, oltre a molte variazioni sul tema apprese culturalmente che riflettono la nostra esperienza personale. In altre parole, ci facciamo prendere dall’ emozione riguardo a questioni che contavano per i nostri antenati così come per altre che abbiamo personalmente scoperto essere importanti nella nostra vita; 
  • il desiderio di esperire o meno un emozione motiva gran parte dei nostri comportamenti; 
  • un segnale efficiente (chiaro, rapido e universale) informa gli altri dello stato d’animo della persona che vive l’emozione. 

martedì 15 novembre 2011

Gli stratagemmi della guerra che si perde


Gli stratagemmi della guerra che si perde
31.     Lo stratagemma dell'amante attraente (bellezza femminile)
A.  Se l’avversario è forte, attaccare il suo leader. Se il leader è astuto, assalire i suoi sentimenti. Indebolito il leader, l’avversario crolla e la sua potenza diminuisce naturalmente,
B.  Esagramma 53 Opporre resistenza ai banditi è proficuo e vantaggioso per la propria sicurezza.
C. Nessun uomo resiste alla tentazione della bellezza.
D. Confrontandosi con un leader abile, risoluto e pieno di risorse, che non si piega con espedienti convenzionali, è utile usare il fascino femminile per far leva sui suoi sentimenti e sottrarre linfa vitale al suo spirito combattivo.
E.  primo Manipolare lo stato d’animo del leader nemico, secondo seminare discordia tra gli uomini dell’ entourage del leader, infiammando divergenze e aggiungendone di nuove, terzo fomentare sentimenti di gelosia, invidia e risentimento. per fare regnare un atmosfera che frusterà ogni condotta razionale. 
32.     Lo stratagemma della città vuota
A.  Rendere vuoto ciò che è vuoto. Il dubbio produce altro dubbio.
B.  Esagramma 40 la liberazione - Unione tra il forte e il debole, la sorpresa risponde alla sorpresa.
C. Il perfetto vincitore dell’ avversario non s’impegna nella lotta.
D. Apparire deliberatamente vulnerabili sguarnendo la propria linea difensiva destando il sospetto dell’ avversario che non attaccherà per paura di finire in una trappola.
E.  Molto rischioso, bisognerebbe conoscere se l’avversario è prudente davanti a situazioni inusuali.
33.     Lo stratagemma della spia convertita
A.  Il dubbio nel dubbio Associazione con la propria cerchia: non si hanno perdite
B.  In modo sottile! In modo sottile! Ovunque s’impieghino le spie.
C. Esagramma 8 L’associazione
D. Corrompere le spie dell’ avversario o conoscendole farle pervenire false informazioni.
E.  Si può osservare che le persone parlano sempre di ciò che temono o di ciò che desiderano. La mente e il cuore non rinunciano mai a pensare che le cose dovrebbero essere diverse da come sono.
34.     Lo stratagemma della carne sofferente (autolesionismo)
A.  L’uomo non danneggia se stesso. Se viene danneggiato è certamente vero. La spia agisce in modo da rendere vero il falso e falso il vero
B.  Esagramma 5 La fortuna del giovane inesperto che si muove con arrendevolezza.
C. L’uno vuole percuotere, l’altro vuole essere percosso.
D. In genere le persone di buon senso non infliggono danno e sofferenza a se stesse, quindi un agente punito potrà sembrare realmente un amico per l’ avversario invece servirà per infiltrarsi.
35.     La concatenazione degli stratagemmi
A.  Quando non si è in grado di opporsi a un avversario numericamente superiore, per ridurre la sua potenza, fare in modo che s’intrappoli da solo. Il maestro militare, al centro della fortuna, riceve i favori del cielo.
B.  Esagramma 7 il maestro militare
C. Legando due cavallette allo stesso filo, nessuna delle due potrà fuggire.
D. Trasformare la forza dell’avversario in debolezza, usando espedienti che riducano la sua capacità offensiva e che lo intralcino grazie alla sua stessa forza.
36.     La fuga è lo stratagemma migliore.
A.  Schivare l’avversario per conservare le forze
B.  Ritirata. Niente da biasimare. Non ci si trova al di fuori del naturale ordine delle cose.
C. Esagramma 7 l’avanzata come la ritirata sono una pratica usuale nel combattimento.
D. La ritirata è un modo per avanzare. Il saggio non combatte una guerra persa.
E.  Evitando una sconfitta oggi, si guadagna la possibilità di volgerla in vittoria domani.
F.  La lepre astuta ha sempre tre uscite dalla sua tana.
G. Un combattimento va affrontato solo al momento adatto, nel luogo opportuno e con il giusto avversario. Altrimenti, va eluso.
H. Bisogna considerare la fuga come un mezzo per meglio affrontare le sfide della vita ed evitare di usarla per evitarle.

Gli stratagemmi della guerra tra [contendenti alla] pari


Gli stratagemmi della guerra tra [contendenti alla] pari
25.     Levare la trave per togliere il pilastro
A.  [Obbligare] la formazione avversaria a continui cambiamenti, per disorganizzare le sue forze principali. Dopo averla condotta ala sua stessa sconfitta, approfittarne.
B.  Esagramma 64 Frenare a ruota - prima del completamento
C. Determinare la disposizione delle forze nemiche senza far loro capire la tua.
D. Sabotare distruggere in segreto gli elementi vitali dell’avversario, rimuovere le sue chiavi di volta, siano esse gli elementi cruciali interni all’organizzazione o le alleanze esterne. Trarre tali elementi dalla nostra parte, reclutare il migliore personale dell’avversario convincendolo a operare per i nostri scopi.
26.     Additare il gelso ma maledire la sofora
A.  Per governare il debole, il forte deve ammonirlo
B.  Esagramma 7 il maestro militare Il forte è al centro; quindi si reagisce adeguatamente. Ci si muove in una situazione di pericolo, ma si trova obbedienza.
C. Uccidere il pollo per spaventare la scimmia.
D. Tattica del condizionamento psicologico indiretto dell’individuo, per evitare il verificarsi di condotte indesiderate, di tentativi d’insubordinazione e atteggiamenti indesiderati, un leader rinforza il comportamento dei subordinati con incentivi negativi (ammonimenti, rimproveri, intimazioni, avvertimenti e stimoli sgradevoli); questo stratagemma riveste una grande importanza nel disciplinare la coesione e l’efficienza organizzativa.
27.     Fingersi stolti ma non folli
A.  Meglio fingersi ignoranti e non agire, che fingersi saggi e agire imprudentemente. Restare in tranquillità, ma senza lasciarsi sfuggire la circostanza favorevole.
B.  Esagramma 3 Difficoltà iniziali - Nuvole e tuoni
C. Il grande saggio spesso appare stolto.
D. In certe situazioni per levarsi d’impaccio da una condizione di stallo e attendere l’occasione propizia per attaccare, lo stratega ideale, può assumere diverse identità: la maschera dello stolto, dell’incapace o dell’ignorante. Questo comportamento è più proficuo che fingersi saggi e agire imprudentemente, parlando all’impazzata, a ruota libera, rivelando così i propri piani e mettendo sul chi vive l’avversario. Lo stratega rimane tranquillo e immobile, come uno stolto, mentre, in realtà, trama segretamente, con la mente vigile, attendendo la circostanza favorevole per realizzare i propri obiettivi.
28.     Far salire sul tetto e togliere la scala
A.  Ingannando l’avversario con falsi vantaggi, incoraggiarlo ad avanzare. Dopo avergli impedito ogni via d’uscita verso ciò che gli tornerebbe utile, adescarlo in una trappola mortale.
B.  Esagramma 21 Essere avvelenati: non ci si trova nella situazione adatta
C. Quando gli uomini vengono assegnati al comandante, si comportano come chi, salito su un piano alto, getti via la scala.
D. Adescare l’avversario, se è avido offrire promesse di facili guadagni; se arrogante e superbo mostrargli un segno di debolezza; se ottuso tendergli un tranello.
E.  Forzare i propri alleati, loro malgrado a combattere con tutte le loro forze per cavarsela.
F.  La precarietà del lavoro rende le persone particolarmente operose ma può minare il morale.
29.     Far sbocciare i fiori sull'albero
A.  Sfoggiare di fronte al avversario una posizione di grande potenza pur avendo una forza insignificante
B.  Esagramma 53 La gradualità L’oca selvatica si avvicina gradualmente alla collina. Il suo piumaggio può essere utilizzato come ornamento rituale.
C. Il combattimento è la via dell’inganno.
D. Impiegando ciò che è inaspettato, inusuale o strano, egli si prefigge di mostrare una forza superiore a quella reale.
E.  Ciò che gli occhi vedono e gli orecchi sentono, la mente crede! Niente è ciò che sembra.
F.  Gli elogi o gli insulti non fanno breccia nel cuore dello stratega, egli non lascia che le emozioni prendano il sopravento ma cerca di fare in modo che succeda all’avversario.
30.     Trasformarsi da ospite in padrone di casa
A.  Cogliere l’opportunità d’infilare il piede nel varco e impadronirsi del potere dell’ avversario.
B.  Esagramma 53Avanzare con gradualità
C. Gli strateghi hanno un detto: non oso essere il padrone di casa, ma l’ospite. Non oso avanzare di un paio di centimetri, ma indietreggiare di un passo.
D. prima Conquistare la posizione di ospite, seconda individuare il punto debole dell’avversario, terza approfittare del punto debole ( denaro, adulazioni etc.) quarta estendere il potere decisionale sull’avversario, una volta ammessi alle sue confidenze; ultima diventare il padrone di casa prendendo il controllo totale.
E.  Ciascuno è ospite di un’infinità di padroni di casa, dai superiori ai genitori.
F.  Noi siamo i padroni di casa della nostra mente, i nostri pensieri sono gli ospiti, quando ci dimentichiamo di essere i padroni perché ci identifichiamo con i nostri pensieri , essi ospiti s’impadroniscono del nostro posto, della nostra mente.
 

Gli stratagemmi della guerra confusa


Gli stratagemmi della guerra confusa
19.     Togliere la legna sotto il calderone
A.  Non opporsi alla forza dell’avversario, ma togliere la linfa alla sua potenza.
B.  Per eliminare l’erbaccia, estirpare e radici.
C. Esagramma 10 Il cielo sopra il lago, Camminare con leggerezza sulla coda di una tigre che non morde.
D. Invece che affrontare direttamente un avversario potente e combattivo (il pentolone rovente sul fuoco che divampa). Melio individuare le fondamenta su cui poggia la sua potenza e progressivamente minarle (rimuovere a legna che alimenta il fuoco)
20.     Intorbidare le acque per pigliare i pesci
A.  Servirsi dei disordini intestini dell’avversario, traendo vantaggio dalla sua debolezza e assenza di direzione strategica.
B.  Esagramma 17 Seguire. [L’uomo superiore], sul far della sera, rincasa e si riposa. 
C. Chi sa seminare il disordine nell’avversario, conquista la vittoria.
D. Metafora del pesce che in acque torbide perde il senso dell’orientamento, allo stesso modo, l’avversario momentaneamente indeciso, disorganizzato o privo di strategia, difficilmente distingue il vero dal falso, il fittizio dal genuino.
E.  Sfruttare le zone di fallibilità, ovvero quelle falle di percezione, di attenzione e valutazione della realtà esterna che nell’arte della strategia possono essere utilizzate a proprio favore per creare un’illusione nell’avversario.
21.     La cicala dorata abbandona il guscio
A.  Conservare le apparenze per mantenere la propria potenza. L’alleato non nutrirà sospetti, l’avversario non si muoverà.
B.  Esagramma  18 Arrendevolezza e ritardo, il decadimento
C. Ingannare il nemico con false apparenze: questa è l’essenza della strategia.
D. E’ facile lasciarsi ingannare e confondere l’involucro vuoto per la cicala stessa.
E.  Vi sono sempre possibilità di uscire da situazioni difficili, se solo non ci si lascia spaventare da esse.
22.     Chiudere la porta per acchiappare il ladro
A.  Mettere in una situazione difficile l’avversario di poco conto.
B.  Esagramma 23 Disintegrare. Nessun movimento è proficuo.
C. Se il vostro esercito è dieci volte quello del nemico, circondatelo; se è cinque volte, attaccatelo; se è due volte, dividetelo
23.     Allearsi ai lontani per attaccare i vicini
A.  Quando la situazione è bloccata e la potenza scarsa andare a cercare il profitto dai vicini, tenendo lontani i pericoli.
B.  Esagramma 38 l’opposizione Fuoco sopra, lago sotto.
C. Condividere lo stesso letto, senza condividere lo stesso sogno.
D. Il tempo necessario all’alleato lontano per vedere in trasparenza lo stratagemma e intuire di essere il prossimo obiettivo del nostro attacco, gli risulterà fatale.
E.  S’intercetta l’avversario più debole collocandolo tra noi e quello più agguerrito in modo da usarlo come scudo.
F.  Gli alleati migliori sono quelli lontani, quindi quelli di altre organizzazioni.
G. Collaborare solo con quelli lontani.
24.     Fingendosi di passaggio attaccare Guo
A.  Costretti tra due grandi avversari, fingere per accrescere la propria forza.
B.  Esagramma 47 L’avversità. Si parla, ma senza sincerità.
C. Senza labbra i denti sentono freddo.
D. Trovandosi in una situazione sfavorevole, si dovrebbe agire mantenendo la calma, attingendo alle risorse interiori. Anche se ci troviamo a disagio in questa situazione, le nostre menzogne risulteranno inattendibili, inefficaci.
 

Gli stratagemmi della guerra per attaccare


Gli stratagemmi della guerra per attaccare
13.     Tagliare l'erba per svegliare i serpenti
A.  Nel dubbio, ricercare la realtà dei fatti. Muoversi solo dopo averla vagliata scrupolosamente. In tal modo Il ritorno mette in evidenza lo yin
B.  Conoscere se stessi e l’altro : vittoria senza pericolo. Conoscere il Cielo e la Terra: vittoria totale.
C. Esagramma 24 il ritorno, nel silenzio e nel riserbo l’avversario può covare un piano d’attacco o un’imboscata. Sono opportuni dunque la circospezione e l’attento scandaglio della situazione <<battere l’erba>>
D. battere l’erba per fare scappare il serpente significa anche creare effetti shock nella mente di un allievo per mettere in luce i lati nascosti della personalità e prepararlo all’illuminazione.
E.  Fare parlare l’avversario, un fiume di parole, nel suo corso frenetico, tende a divenire irriflessivo, a mettere in luce i punti deboli, le reali motivazioni di chi parla, se non addirittura, ciò che questi avrebe fatto meglio a sottacere.
14.     Prendere in prestito un cadavere per richiamarne l'anima
A.  Non si può facilmente prendere a prestito ciò che è utile. Ciò che è assolutamente inutile, invece, può essere richiesto e facilmente preso a prestito. Prendere a prestito ciò che è assolutamente inutile e utilizzarlo a proprio vantaggio.
B.  Esagramma 4 - non sono io che cerco il giovane inesperto. E’ lui che cerca me.
C. Il saggio pur mettendosi in secondo piano, balza in primo piano.
D. In un mondo fluttuante, in cui la vittoria si può ribaltare in una sconfitta e la più cocente delle sconfitte in una brillante vittoria, la presenza mentale e la calma sono indispensabili.
E.  Richiamare slogans demagogici di facile presa per guadagnare consenso e credibilità, mentre si persegue la propria strategia.
15.     Attirare la tigre giù dal monte
A.  In attesa che le circostanze mettano in difficoltà [l’avversario], utilizzare un uomo per adescarlo. Avanzando [verso l’avversario] s’incontrano <<Difficoltà>>. [Indurlo] a venire [verso di noi]
B.  La tigre e il leopardo che lasciano il loro rifugio diventano prede dell’uomo; ma finché rimangono nel loro rifugio sono in posizione di forza.
C. Esagramma 39, La difficoltà = avventurarsi direttamente nel territorio in cui l’avversario si trova in una posizione vantaggiosa, significa andare incontro a seri pericoli, se non a una disfatta certa.
16.     Allentare la presa per stringerla
A.  Se s’incalza l’avversario, gli si rivolta. Se lo si lascia andare, la sua forza diminuirà. Tallonarlo da vicino, ma senza opprimerlo troppo. Affaticare le sue forze. Togliere la linfa al suo spirito combattivo. Dopo che è stato messo in fuga, catturarlo. [In tal modo si vince] la forza avversaria senza spargimenti di sangue. 
B.  Per chiudere occorre [prima] aprire. Per indebolire occorre [prima] rinforzare. Per distruggere occorre [prima] costruire. Per prendere occorre [prima] dare. Questa si chiama visione sottile: il molle vince il duro, il debole vince il forte.
C. L’attesa. Avendo fiducia, brillane successo.
D. Esagramma 5 L’attesa, non è saggio affrettare o forzare un processo. Anche trovandosi in posizione di vantaggio sull’avversario, occorre attendere il momento opportuno per l’attacco. Se all’interlocutore messo alle strette non si lascia una scappatoia per salvare la faccia, questo raccoglierà tutta la sua combattività per una lotta all’ultimo sangue.
E.  Il destino conduce dolcemente chi lo segue. Trascina chi gli resiste. (Ducunt fata volentem, nolentem trahunt.
17.     Scagliare il mattone e avere indietro la giada
A.  Il simile attira il simile.
B.  Esagramma 4 Il giovane inesperto viene punito.
C. Si può forse catturare un pesce senza un’esca allettante?
D. Offrendo ad un avversario sprovveduto la prospettiva di un vantaggio, lo si indurrà a formulare un giudizio errato e ad attribuire un valore superiore a quello reale.      
18.     Per catturare la banda acciuffarne il capo
A.  Distruggere lo zoccolo duro dell’avversario, catturare il capo. E l’intera struttura [avversaria] sarà sbaragliata.
B.  I draghi combattono nelle lande. La vitalità di uno s’impoverisce.
C. Quando l’albero cade, le scimmie si disperdono.
D. Esagramma 2: la terra , Il leader è come la radice di una pianta.

Gli stratagemmi della guerra per resistere


I 36 stratagemmi - L'arte cinese di vincere

Gli stratagemmi della guerra per resistere
7.          Generare qualcosa dal nulla
A.  Una palese menzogna non è una menzogna efficace. La propria menzogna deve apparire reale. Poco yin muta in tanto yin quando diventa molto yang
B.  Nel mondo le diecimila cose nascono dall’essere. L’essere nasce dal non essere.
C. Ripetendo continuamente una menzogna, col tempo questa diventa una verità, l’opinione comune e se poi, passando di bocca in bocca, si propaga a macchia d’olio su larga scala, viene data per scontata, al punto da divenire la realtà.
8.          Raggiungere di soppiatto Chencang attraverso un guado
A.  Pur padroneggiando la situazione, mostrare all’avversario una mossa falsa per trarre vantaggio dalla sua tranquillità.
B.  Esagramma 42 L’aumento: movimento e flessibilità.
C. Ciò che è, non è. Ciò che non è, è
D. Nei periodi di crisi per stornare l’attenzione pubblica dai problemi di politica interna e riguadagnare i favori dell’opinione pubblica, i governi utilizzano questo stratagemma giocando sul sentimento nazionalistico.
9.          Ammirare l'incendio dalla riva opposta
A.  Lo yang precede con astuzia il disordine. Lo yin agisce in modo contrario. Dare al fervore della lotta una battuta d’arresto e osservare la forza dell’avversario ritorcersi su di lui.
B.  Esagramma 16 Il riposo. Ci si adatta al movimento degli eventi. Il riposo è in armonia col ritmo del movimento.
C. Colui che vince perfettamente l’avversario non s’impegna nel combattimento
D. In uno stato di riposo mentale, sorto dalla fiducia nelle proprie risorse interiori, l’abile stratega si adatta flessibilmente al mutamento degli eventi.
10.     Nascondere la lama dietro il sorriso
A.  Ispirare fiducia e tranquillizzare l’avversario, mentre si tramano piani segreti.
B.  Dopo aver provveduto a ciò, passare all’azione, evitando che l’avversario modifichi la fiducia che nutre verso di noi
C. Esagramma 58 il forte è al centro, il debole è all’esterno.
D. Miele sulle labbra, pugnale alla cintola
E.  La tigre che sorride, se l’avversario è vanitoso oppure ottuso bisogna adularlo e compiacerlo con parole lusinghiere; se umile inorgoglirlo; se indeciso disorientarlo; se povero arricchirlo.
F.  Chi non è mai stato avvelenato da un avversario dal fare amichevole.
11.     Il susino avvizzisce in luogo del pesco
A.  Se la situazione comporta perdite inevitabili diminuire yin per aumentare yang
B.  Perdere un pedone per salvare una torre.
C. Sacrificare gli obiettivi a breve termine per guadagnare quelli a lungo termine
D. Perdere una battaglia per vincere la guerra.
12.     Portar via la pecora quando capita sotto mano
A.  Allorché un piccolo varco si apre, approfittarne subito. Allorché si presenta un piccolo vantaggio, coglierlo subito. Un piccolo yin si trasforma in un piccolo yang
B.  Tanti granelli di sabbia ammucchiati formano una pagoda.
C. Il crollo di un grande muro può cominciare da una piccola crepa.
D. La necessità di cogliere il momento di debolezza o di disattenzione dell’avversario vale per tutti i combattimenti, non solo in campo bellico, ma anche nelle discussioni, nel business.